Daniele Coutandin

Siamo a Perosa Argentina, nella Val Chisone, ad una cinquantina di chilometri da Torino, all'imbocco della valle che porterà al Sestriere e che assieme al comune di Pomaretto, nella Val Germanasca, costituisce l'area della Ramìe Doc Pinerolese.

Questa è una viticultura di montagna (700 - 850m s.l.m.) ed eroica, con terrazzamenti su muri a secco e inclinazioni vertiginose anche del 45%. Ramìe in dialetto significa rami e fa riferimento ad un' opera di disboscamento che interessò in passato il versante sud di Pomaretto lasciando la montagna coperta di cataste di rami, da cui Ramìe.

Nel 1995 Giuliano Coutandin e moglie decidono, ormai in pensione, di reinventarsi vigneron e preservare antichi e autoctoni uvaggi destinati ad essere abbandonati. Acquistano un ettaro di terra, recuperandone e ripristinandone i terrazzamenti e prendendosi cura di vigne a guyot e alberello. Le uve coltivate sono molto rare: Avanà, Avarengo, Chatus (una volta Neretto) e Becuet che affiancano la Barbera nel Ramìe e altre uve miste come si faceva una volta nei vigneti.

Dal 2008 entra in azienda il figlio Daniele (il lavoro è molto faticoso, le vendemmie e i ripristini dei vigneti avvvengono con l'ausilio di una monorotaia) e aumenta ancor più l'attenzione ed il rispetto per la natura: inerbimento del terreno (favorisce la diffusione di insetti e piante e loro equilibrio), nessuna aratura o ricorso a zappa e trattamenti ridotti all'essenziale (vigne immerse nei boschi e ad altitudini che permettono microclima e arieggiamento tali da poter ridurre gli interventi a 3-4 passaggi in media di zolfo e 2-3 trattamenti di rame). Minimo intervento è la parola d'ordine. In vigna, dove si lavora in funzione del massimo benessere della pianta e se ne valuta la vigoria prima di intervenire ed in cantina, dove le vinificazioni sono condotte con fermentazioni spontanee con lieviti indigeni (si usa l'ammostatore) e senza ricorso a solfiti. L'uva viene raccolta solo matura, sana e perfetta. Nessuna chiarifica, stabilizzazione o filtrazione. Quella di Daniele è una viticultura faticosa ma veramente naturale, senza nessun ricorso a chimica o pratiche invasive.

La sua fatica si traduce in sole 2000 bottiglie all'anno.

Daniele Coutandin è socio di Vinnatur.

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