Bruno Credaro

Dossi Retici

Siamo a Montagna, piccolo comune a pochi chilometri da Sondrio, in Valtellina. Ci accoglie Bruno Credaro, un omone semplice dalle mani ruvide e dure ma dalla stretta gentile, uomo timido e di poche parole. Lavora 3 ettari divisi in 5-6 parcelle abbarbicate tra i 400 e i 500 m s.l.m. su terrazzamenti su muri a secco con pendenze vertiginose. Il suolo qui è sabbioso, siliceo e limoso e gli impianti hanno un'età media di 60 anni (alcuni impianti degli anni '20). Dal 2005 imbottiglia per sè, dopo aver prodotto sino alla fine degli anni '90 per uno storico commerciante svizzero. La crisi degli inizi del 2000 cambia tutti gli scenari, l'etica lascia il posto alle "carte" e alla facile commercializzazione. Dopo una pausa di 3 anni colmi di difficoltà, decide ostinatamente di riprendere a produrre imbottigliando questa volta per sè invece di ricorrere al più classico conferimento. Mi accompagna a vedere le sue piante: cumuli di letame di montagna e sarmenti puntellano ogni vigna, ma ciò che colpisce è la ricchezza di piante, erba ed essenze spontanee tra cui spicca il trifoglio che lascia andare a seme  perchè si propaghi. Alzo lo sguardo e a segnare le sue vigne spiccano fichi, prugni, peschi e mandorli. Gli impianti si sviluppano lungo le pendenze per cogliere tutta la luce diurna e il vento che sferza deciso. Il lavoro, lungo queste inclinazioni, è difficile e faticoso e manca manodopera giovane capace di alleviare gli sforzi. Camminiamo e mi mostra le prime gemme di  Nebbiolo (qui Chiavennasca) ma anche Rossola, Pignola e Brugnola, uvaggi che nei suoi vini ingentiliscono il Nebbiolo. L'approccio in vigna di Bruno Credaro è il minimo intervento possibile. Ha sempre lavorato così, anche quando negli anni '90 esplodeva il boom dei concimi fogliari e del ricorso alla chimica. Lontano da mode e tendenze si è mantenuto  fermo sulla sua tradizione. In cantina le fermentazioni sono spontanee con lieviti autoctoni in vasche di cemento per 14-20 giorni con cappello sommerso con rimontaggi e lunghe soste di almeno 4-5 anni di affinamento prima di imbottigliare. Legno grande o cemento, indistintamente e secondo le sensazioni, niente nozioni o protocolli. I vini sono veraci e tradizionali spesso declassati volontariamente a IGT o Vino Rosso per evitare di dover gestire anche le "rogne" burocratiche che le denominazioni comportano, ma veri e ancora fortemente attaccati alla terra da cui provengono.