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BARROSU Cannonau di Sardegna DOC 2015

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100% Cannonau da una vigna ad alberello di 65 anni sita a quasi 700 metri di altezza. Vinificato in piccoli tini di legno, dove le uve macerano per circa 3 settimane con follature quotidiane, fermenta spontaneamente con i propri lieviti e affina in botti da 1000 litri per 12 mesi.

Barrosu. In sardo letteralmente "arrogante, presuntuoso".

Barrosu è il nome che Giovanni Montisci ha dato ai suoi Cannonau. Vini importanti, ricchi di alcol, di profumi, di estratto, ma intimamente eleganti, deliziosi, irresistibili. Sono vini che mostrano il proprio ego esagerato solo a chi si ferma ad una lettura apparente, richiedono attenzione e amore nel berli e sanno appagare perchè generosi, equilibrati e veramente territoriali.

Mamoiada. Barbagia.

Nell'entroterra sardo a 600 metri di altitudine e quasi a 80 km dal mare, Giovanni Montisci conduce tre appezzamenti da 0,70 ettari ciascuno, in un'area dove si coltivano 320 ettari di solo Cannonau. L'attività inizia alla fine degli anni '90, quando Giovanni eredita un vecchio vigneto abbandonato ad alberello di più di 50 anni e decide di dedicarci gran parte delle sue attenzioni tanto da portarlo nel tempo ad abbandonare la sua occupazione di meccanico. Quella vigna verrà chiamata come la moglie Franzisca ( oggi qui produce la sua riserva con piante ormai di 85 anni). Senza alcuna conoscenza, impara poco alla volta a lavorare la terra e curare la vigna facendo tesoro dei consigli preziosi degli anziani del luogo. Produce per diversi anni vino sfuso fino al 2004 quando decide di imbottigliare le sue prime bottiglie, con enorme orgoglio. Negli anni che seguono la produzione si assesta sulle 4000 bottiglie, tutte straordinarie interpretazioni del Cannonau. Alla vecchia vigna ne viene affiancata una nuova, di quasi 50 anni ( oggi di 65 anni) . Il lavoro di Giovanni è tradizionale, come è sempre stato fatto in queste terre, prima che le certificazioni o lo sviluppo dell'industria vitivinicola obbligassero a distinguersi in vignaioli naturali. La terra viene ancora lavorata arandola con i buoi, il lavoro in vigna è a mano e si puliscono ancora i ceppi con la zappa come si faceva in passato. Nessuna irrigazione su questi terreni granitici ed argillosi. Le vinificazioni avvengono come una volta, a tini aperti con fermentazioni spontanee da lieviti autoctoni e affinamento in botte grande. Nessun ricorso a filtrazione, chiarifica o stabilizzazione.