Cretapaglia

Dopo aver contribuito a portare una luce e visione nuova sui vini calabresi attraverso L'Acino, Antonello Canonico nel 2017 spiazza tutti abbandonando il compagno di avventura Dino Briglio dopo 10 anni di collaborazione per un progetto proprio, Cretapaglia. E' rimasto tuttavia nella sua terra natale, mantenendo vigne e sogni a San Marco Argentano, comune a 600 m slm sul versante orientale della Montagna Magna che anticipa la Catena Costiera, ultima barriera montuosa prima di degradare verso il mar Tirreno. Oggi coltiva 3 ettari di vigne, recuperate in una regione poco popolata e connotata da un'estrema frammentazione di terre, sottratte alla presenza imponente delle montagne. Sono vigne spesso abbandonate, retaggio di una regiona che agli inizi del '900 conosce un'emigrazione massiccia e, là dove coltivate, destinate in passato a produzioni per autoconsumo. L'aspetto più importante dell'impegno di Antonello è il recupero di un legame sociale con gli anziani del territorio, mantenendone il sapere e la tradizione ed il recupero degli antichi varietali di questa regione. Così nelle vigne ritroviamo Mantonico, Magliocco, Zibibbo, Greco Nero o Guardavalle, uvaggi di cui si potrebbe leggere nei testi risalenti agli splendori della Magna Grecia. Qui è molto lontana l'idea di una Calabria calda, arida, dai vini alcolici e impegnativi. Questo angolo di terra ci consegna un clima ventilato, con importanti escursioni termiche, un suolo argilloso e una vegetazione che alterna ulivi, frutteti e boschi. I vini che realizza Antonello sono lievi, delicati, diretti. Brevissime macerazioni, contenitori poco caratterizzanti e tanta identità e anima come questa terra cosi antica e allo stesso tempo completamente da riscoprire.

 

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