Il Roccolo

Lavagno, area collinare che scende dai Monti Lessini per finire nella pianura a pochi chilometri ad est di Verona, da cui si domina tutta l'area di Soave. Su un piccolo poggio terrazzato a 180 m slm, da cui svetta un roccolo (torre per osservazione e caccia agli uccelli), una giovanissima Silvia Tezza conduce da sola 4 ettari e mezzo, impiantati perlopiù a Garganega con viti di 60-75 anni e recentemente a Corvina, Molinara e Rondinella. Nel 2015 termina gli studi in agraria. Pur non provenendo da una famiglia legata a questo settore, decide di investire nella vigna il proprio futuro, recuperando un terreno di proprietà altrimenti destinato ad essere edificato. Grande impulso viene dallo zio Maurizio, ristoratore, amante e frequentatore di saloni del vino naturale. Ciò che era un impegno nel tempo libero, diventa per Silvia un'attività a tempo pieno. Giulio Armani di Denavolo, caro amico di famiglia si presta a qualche consiglio. La prima vendemmia fa subito centro. La Garganega che si raccoglie qui appare subito diversa. I suoli sono calcarei, rocciosi. Una roccia bianca e durissima. Ed un terreno molto magro e poco produttivo contrariamente a quanto si chiede alle piante molto vigorose dell'area del Soave (meno di 100 q.li/ha qui contro i picchi fino a 300 q.li/ha in zona). La terra non viene concimata nè irrigata. Un sovescio il primo anno di lavorazione e presto arriveranno le api e nuove essenze ad arricchire l'alternanza data dagli ulivi e qualche albero da frutto. Una gestione della vigna di grande rispetto. Un rispetto per l'età delle piante e la loro (bassa) capacità produttiva volutamente non alterata, un rispetto per la terra, per le stagioni e per la naturale evoluzione dei vini, prodotti in cantina con minimi atti evitando anche il ricorso ad anidride solforosa all'imbottigliamento. Solo 10000 bottiglie su due prodotti, un rifermentato e un vino fermo. Una cantina da segnarsi e seguire nel tempo