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BIANCO R.C. Vino Bianco 2017

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Il Bianco R.C. è uno dei primi vini di Nino Barraco che si inquadra in un ampio progetto di recupero di "vitigni reliquia" il cui scopo è il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione di quell'enorme patrimonio ampelografico della Sicilia. Ottenuto dal vitigno Catanese Bianca, caratterizzata da una buccia spessa e per questo spesso appassita in pianta tanto da guadagnare l'appellativo di "dolce dei poveri", è un uva che con il tempo è stata abbandonata perchè molto sensibile alla peronospora.Qui è vinificata in acciaio e vince in bevibilità e franchezza, riportando come sempre in  bocca note varietali e territoriali, come sapidità, grande freschezza e note marine.

C'è un angolo di Sicilia nord-occidentale la cui fama in campo vitivinicolo trascende qualunque confine. E' Marsala, terra del famoso vino liquoroso dai lunghi invecchiamenti. Una terra spazzata dallo Scirocco con vigne al livello del mare su suoli sabbiosi, consegnata alla storia nei secoli per i suoi vini fortificati, unica destinazione per uve dalla bassa acidità e dall'alto grado zuccherino.

Per noi invece Marsala è solo Antonino Barraco, che con una semplicità disarmante è stato in grado di guardare oltre i successi dei vini siciliani negli anni dell'omologazione internazionale ('80 -'90) e di ripercorrere a ritroso la tradizione del padre e del nonno, ricollocando gli uvaggi autoctoni del Trapanese (Grillo, Catarratto, Zibibbo, Nero d'Avola, Moscato di Noto, Pignatello) nello spazio di una interpretazione più veritiera e fedele al territorio. 

L'attività di Nino Barraco ha inizio nel 2004 quando unisce 7 ettari di vigna del padre ad altri appezzamenti di proprietà della moglie. Nel tempo selezionerà e aggiungerà vigneti nelle aree più vocate (una volta Grillo e Cataratto venivano impiantati ovunque) sino ad arrivare agli attuali 10 ettari. La grande intuizione di Nino Barraco è quella di capire che solo attraverso una rivoluzione nella gestione della vigna, le uve potevano riacquisire dignità e qualità recuperando maggiore acidità, complessità e identità. Riprogramma così il lavoro in campo puntando sulla gestione della chioma e sul rapporto superficie fogliare/grappolo, riducendo drasticamente le rese e aumentando la parte verde. Agli impianti ad alberello che rappresentano la locale tradizione millenaria, inizia ad affiancare sistemi di allevamento a guyot, più flessibili e funzionali con la possibilità di ottenere differenti gradi di maturazione dell'uva per vigneto. Ripensa alla tradizione del padre e del nonno di 50 anni prima, ma pensa anche a mantenere e valorizzare la vita e la biodiversità tra i filari, a sviluppare un modello di viticoltura sostenibile e quindi senza ricorso a chimica in vigna. Natura e naturalità, queste le parole d'ordine. In cantina l'uva arriva sana, viene pigia-diraspata e macerata sulle bucce in fermentini di 50hl termoregolati per una durata dai 4 giorni (bianchi) ai 12-13 giorni circa (rossi). Le fermentazioni sono spontanee senza ricorso a lieviti selezionati cosi come nullo o basso è l'utilizzo di anidride solforosa. Pressature con torchio idraulico, retaggio di un passato, fermentazione malolattica svolta per tutti i vini (bilancia anche l'acidità ottenuta in raccolta e riduce il ricorso alla solforosa), affinamenti in acciaio per mantenere franco il carattere di ciascun varietale e imbottigliamento senza filtrazione, chiarifica o stabilizzazione.

I vini di Nino Barraco sono marini, mediterranei e soprattutto fini, eleganti e golosi. E' definitivamente lontana la Sicilia dei vini caldi e rotondi, piacioni e perfetti.

 

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