NUR Vino Bianco

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Dai vigneti nella frazione di San Michele di Cupramontana, un orange da Trebbiano, Malvasia e Verdicchio realizzato solo nelle annate migliori. Fermentazione spontanea con macerazione sulle bucce in tini aperti di soli 10 giorni. Successivo affinamento in botti da 500 l. per almeno un anno. Solo 2500 bt.

L.NUR2019

Corrado Dottori da Cupramontana. Classe '72, cresce e si forma a Milano, dove completa anche la propria carriera scolastica con una laurea alla Bocconi in Economia Politica. Qui giunge al culmine anche la sua prima esistenza, un limite reso più manifesto e urgente dall'impiego in una grande banca d'affari dove le regole dell'economia globale e dell'illusione di un benessere collettivo attraverso la logica del profitto ad ogni costo sembrano l'unico dogma nel pieno degli anni '90. Corrado a Milano alla fine del millennio è un percorso che affronta un capolinea: è tempo di bilanci, di quesiti profondi, di progetti e di sogni. Così decide di spogliarsi di tutto. Con la compagna Valeria disegna un modello di vita più equo, più lento ed onesto. Si trasferisce a Cupramontana, terra di vissuto e ricordi estivi, luogo natìo di due generazioni dei Dottori. Il secondo tempo della sua esistenza nasce con l'intento di ristrutturare la casa di campagna e farne un agriturismo. Ma siamo a Cupramontana, epicentro del Verdicchio. Quell'ettaro di vigna piantanta dal padre negli anni '80 diverrà il testimone padre-figlio ed il senso di una nuova vita. Ai primi anni del 2000 il movimento dei vini naturali è ancora in fase embrionale. Angiolino Maule e Stefano Bellotti sono già avanti in un moto di rottura verso l'ortodossia enologica di quegli anni. Corrado Dottori in 20 anni diverrà uno dei vignaioli etici più profondi e pensanti. Un animo inquieto, onesto osservatore del mondo (enologico) con i suoi limiti e controsensi, libero da schemi e pacifico accusatore di luoghi comuni e mode, propri anche di questo settore. Un pensiero sincero e pragmatico, spesso dolceamaro, comunicato attraverso libri, bottiglie, film/documentari iconici e ogni forma valida a riattivare le coscienze sopite. I suoi vini diventano il riferimento al naturale del bianco (Verdicchio) della regione. Per non scadere nell'autoreferenzialità, crea e diffonde una cultura della condivisione ed un modello di lentezza e rispetto del territorio: nasce Terroir Marche, collettivo di uomini e idee accomunati da un pensiero sostenibile verso la propria terra. Oggi coltiva 8,5 ha di vigne e 6 ha di seminato, qualche ulivo ed un orto, il tutto adagiato in collina a 300 m slm. Coerente con le proprie scelte di rottura è rimasto a Cupramontana dove ha scritto un nuovo paradigma di Verdicchio allontanandolo da un'identità preconfezionata, attingendo dalla tradizione ma declinandolo in funzione di annata e terra. Un vignaiolo imprescindibile, fonte di pensieri e atti che sono (stati) il vero fondamento di tutto il movimento al naturale.