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CECI N'EST PAS MAGLIOCCO Calabria IGP Rosso 2017

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Ceci n'est pas un Magliocco. Prendendo in prestito il titolo della famosa opera di Magritte, Dino sembra affermare con decisione che il Magliocco Canino, varietale alla base di questo vino, non abbia nulla a che vedere con la famiglia del Magliocco. Originariamente chiamato solo Canino, caratterizzato da acino ovale e maggior tannino rispetto al Magliocco, fu trascritto per errore associandolo alla famiglia del Magliocco. Questa bottiglia lavorata su base 100% Canino sembra svelare tutte le differenze tra i due varietali. Fermentazione spontanea in acciaio ed affinamento in acciaio di 9 mesi.

San Marco Argentano. Provincia di Cosenza.

Qui tutta l'Italia si allunga verso la punta dello stivale, costretta tra il mar Ionio ed il mar Tirreno. Montagne e mare, rocce e distese di ulivi, vigneti, agrumeti e boschi. Terra aspra e  scaldata dal sole, terra fertile e trascurata. L'Appennino, la Sila, l'Aspromonte: terre difficili, potenti ed intonse. La Calabria dal grande retaggio storico-culturale, la Calabria della Magna Grecia, delle tradizioni e dei costumi più forti del tempo. Terra spopolata, terra dimenticata, sfruttata e abbandonata.Questa è la Calabria che abbiamo sempre conosciuto. Quasi inesistente però oggi sulla mappa dell'enoica Italia, forse per quella tendenza a produrre vini intensi, alcolici e di grande corpo, stordenti. Nel 2006 tre amici di San Marco Argentano rilevano un piccolo vigneto di 1 ettaro a 650 m impiantato a Mantonico da un contadino ormai stanco di lavorarlo perchè troppo difficile: si trova su un pendio ripido e ventilato al confine con il Parco del Pollino. L'anno successivo è la volta di un appezzamento di circa 3 ettari di Magliocco a poca distanza. Dino Briglio, Antonello Canonico (nel frattempo uscito dalla società) ed Emilio Di Cianni provengono da esperienze e formazioni totalmente lontane. Non dispongono di mezzi ma di tanti sogni ed aspettative. All'inizio è l'enologo De Conciliis a guidarli (produttore nel Cilento), ma i ragazzi dell'Acino sognano vini di bevibilità, freschi, leggeri ed eleganti, vini veri, lontani dagli stereotipi che hanno sempre accompagnato questa terra. Soprattutto sognano una viticoltura ed enologia sana e non interventista. La loro storia ci porta a scoprire nel tempo gli uvaggi della tradizione (oltre a Magliocco e Mantonico anche Greco, Guarnaccia bianca, Guarnaccia nera e Pecorello), vini ottenuti da vigneti di quasi 100 anni, spesso impiantati a piede franco, su terreni sabbiosi su roccia arenaria o argilla, dalla grande presenza di ferro, esposti a nord e spazzati da costanti brezze che soffiano a oltre 600 m di altitudine. I loro vini iniziano ad avere successo (non più prodotti relegati come nella tradizione ad un consumo locale / personale): impiantano altri 4 ettari da selezione massale dando origine ai vini Chora che provengono dalle vigne più giovani. L'Acino è una bellissima realtà da seguire. Dino Briglio ha saputo condurla negli anni con grande sensibilità, restituendo dignità alla sua terra, sorprendendoci con prodotti di grande piacevolezza e finezza aggiungendo più di un motivo per soffermarci sulle enormi possibilità di questa regione intonsa e generosa.

 

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Novello

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