Magma Munjebel Etna Bio

Frank Cornelissen

Frank Cornelissen è belga. Non proviene da una famiglia di vignaioli, ma da genitori amanti dei viaggi, gourmet ante litteram e collezionisti di vini. Viene talmente intriso di amore verso il buon cibo e il buon bere, che poco più che 14enne può già vantare una propria personale raccolta di bottiglie di tutto rispetto. Il vino diverrà il filo conduttore di tutta la sua vita accompagnandolo a diventare un rinomato importatore con un debole per la Borgogna e Bordeaux, sino a recente vignaiolo. E' un viaggio in Georgia negli anni '90 ad aprirgli gli occhi e smantellare la conoscenza e l'esperienza di gusto costruita sui vini francesi sin dalla gioventù. Qui scopre la magia dei vini locali e probabilmente qui nasce l'idea di vino di Cornelissen, non elaborato, non costruito, diretto e non alterato. Qui scopre l'importanza della terra intesa come suolo fatto di minerali, l'importanza del varietale ( =che resterà sempre nella sua idea di vino un cruciale "veicolo" del territorio) e della cultura del luogo. Nel 2000 giunge sull'Etna. Non per caso. Scegliendolo. Trova una terra intonsa con vigneti in gran parte abbandonati e poco più di una decina di produttori dediti a coltivare uva da taglio. Ma ha chiare le potenzialità del luogo. Elegge il Nerello Mascalese a veicolo del territorio, a mezzo di magnificazione di questa terra, diventanto un estremista del concetto di terroir che qui si trasla in "contrada". Non ha esperienza enologica, è autodidatta ma estremamente esigente, preciso, determinato. L'Etna non esiste nella mappa dei vini mondiali che contano. Non si cura delle tradizioni, non si cura dei detti. Procede per la sua strada accumulando esperienza anno dopo anno a partire dal 2001, prima vendemmia commercializzata. Ipercritico verso se stesso e sempre proteso verso nuove prove e apprendimenti, è in continua tensione verso un'ideale perfezione: costruisce e sgretola. Affina in contenitori di acciaio per poi abbandonarli definitivamente, esplora il legno per capire quanto sia inadeguato, ricorre alle anfore per poi comprendere l'importanza di contenitori in cemento più grandi e neutri. Neutralità. Parola cardine del suo credo. Neutralità, purezza e coerenza con il territorio. Poco meno di 10 ettari di vigne ad alberello, patrimonio in gran parte "ereditato", piantato e curato da precedenti generazioni di contadini del luogo, terrazzati tra i 600 e 1000 metri slm e frammentati in un caleidoscopio di contrade e appezzamenti esposti a nord. Una lettura della viticoltura naturo-centrica che toglie gran parte del ruolo all'uomo per riportare al centro la forza e potenza dei ritmi delle stagioni, del suolo, del varietale. Nessun trattamento se non necessario e solo a base di rame e zolfo. Nessuna disciplina abbracciata. Solo la propria esperienza. Vigne intervallate da alberi da frutto, ulivi, noci (gli ultimi vigneti impiantati addirittura con densità basse in modo da permettere la coltivazione di altre piante tra i filari),  tutti volti a preservare il più possibile la biodiversità e l'intervento dell'uomo ridotto al minimo se non nullo non solo in vigna ma anche in cantina. Rese mostruosamente basse (sui 300 gr/pianta) e più raccolte tardive per raggiungere la piena maturazione. Fermentazioni spontanee o in contenitori di vetroresina o in anfore interrate in roccia vulcanica frantumata. Macerazioni lunghissime sino a completa fermentazione, durante le quali bucce, semi e massa restano inscindibilmente uniti per realizzare l'identità di suolo e territorio. Un territorio sfaccettato e mutevole, vera ossessione e scommessa di Frank Cornelissen sempre più deciso a rappresentarlo nelle sua complessità attraverso vini parcellari (Monte Colla, Picciolo, Malpasso, Feudo di Mezzo, Chiusa Spagnolo,Crasà, Campo Re, Piano Daini, Zocco Nero, Barbabecchi etc.). L'Etna nel mondo riparte dalle sue contrade.