HIRAETH Vino Rosso

21,90
Quantità ACQUISTA
Spedizione gratuita oltre i 120 €
Pagamenti sicuri

certificato
bio

certificato
biodinamico

altri
naturali

produzione
garagista

Hiraeth, la nostalgia... di una terra e delle proprie radici. 

Ottenuto da 7 differenti varietali rossi (Sangiovese, Lambrusco Grasparossa, Negrettino, Uva Tosca, Marzemino, Lambrusco di Sorbara e Barbera)  a cui si aggiungono fino ad 1/4 di vitigni a bacca bianca (soprattutto Trebbiani). Vinificazione in cemento con brevissima macerazione sulle bucce (in genere solo 24 ore sino all'alzata del cappello e sino a che la colorazione ed il gusto soddisfano Jacopo). Affinamento in acciaio. Pensato come un vino rosso leggero o rosato dalla tonalità carica, in realtà è sostenuto da un bel corpo ed un buon grado alcolico.

L.HJS19

Uno tra gli ultimi, più catalizzanti ingressi nel mondo dei vini al naturale è quello di Jacopo Stigliano. Contrariamente alla giovanissima età, è figura che da sempre ha frequentato queste scene. Curioso, attento, garbato e sorridente: un vignaiolo galantuomo, stile improntato al profilo basso, persona amata da tutti. Classe 1989, bolognese, si laurea in Storia e Cultura dell'Alimentazione e da subito si impiega come sommelier approfondendo la conoscenza di cantine e produttori. Palato sopraffino ed esigente, gira Italia, Spagna e Germania. Apprende le regole del mercato e con il tempo si avvicina sempre più alla produzione, mettendo in fila preziose esperienze in Emilia da  Vittorio Graziano , da Podere Pradarolo e  da Gradizzolo o nelle Marche con Aurora e con  Maurizio Silvestri e Stefano Amerighi nel progetto Noè. Cresce l'idea di fermarsi per dedicarsi ad una propria vigna per raccontare attraverso un proprio vino tutta l'esperienza maturata. La vita lo riporta a casa per motivi famigliari e qui trova la terra che cercava. Individua e recupera nel Parco Naturale dell'Abbazia di Monteveglio in Valsamoggia, al confine con Modena e l'Appennino, un vecchio vigneto di 1 ettaro a 250 m slm. Una selva semi-abbandonata di piante maritate, una ventina di varietali differenti  (tra gli altri diversi ecotipi di Albana - di Romagna, Grossa ed ecotipi  di Trebbiano - Romagnolo, Montanaro, di Spagna e ancora Verdicchio, Pignoletto, Grechetto, Sauvignon, Chasselas e Moscato di Terracina per citarne alcuni...)  impiantati intorno al 1920 e cresciuti liberi e selvatici lontani da manipolazioni ed alterazioni. Vittorio Graziano e Costantino Amidei lo aiutano a (ri)conoscere tutte le uve di queste vigne miste, retaggio di un'usanza dei contadini negli anni '50 di scambiarsi le barbatelle nei mercati secondo la logica di vigneti come sistema comune dove le piante di natura diversa dialogano tra di loro e apportano ciascuna le proprie caratteristiche che si compongono alla fine in un vino totale. Un'unica vendemmia per tutte le uve, cercando di raccoglierle il più possibile a piena maturazione e un'unica vinificazione congiunta. Per il momento la cantina di appoggio è quella di Antonio Ognibene dell' Az. Agr. Gradizzolo, memoria e colonna portante nella storia della viticoltura emiliana.

Siamo giunti alla seconda vendemmia e i vini sembrano già mostrarsi come limpido paradigma della forza totale della natura, che nell'insieme dei varietali trova un'identità sola e così equilibrata, impensabile per ogni singolo uvaggio. Jacopo, sempre discreto e sorridente, tradisce una padronanza da vignaiolo esperto, orchestrando perfettamente tutte le uve in un'armonia di gusto che spiazza e cattura. Un bellissimo progetto forte e contromano: un giovane che torna alla terra, la forza della molteplicità contro l'esaltazione di un solo singolo varietale ed una fascinazione verso una tradizione smarrita...

Buona fortuna Jacopo!