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MANTONICOZ Calabria IGP Bianco 2016

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Il Mantonicoz è uno dei vini di maggiore espressività e significato nella gamma di Dino Briglio. Uvaggio super autoctono, celebrato da Veronelli per le sue enormi potenzialità, è stato il primo a raccontare quella vigna presa in affitto nel 2006 da un vecchio contadino stanco di lavorarla per la eccessiva pendenza e scomodità  (si trova a 600m sul confine con il Parco del Pollino). Il nome tradisce gli studi di storia di Dino con una crasi tra l'uva Mantonico ed il termine Oz che in ebraico traduce i valori di Forza e Coraggio. 1 solo ettaro, poco meno di 2000 bottiglie per un orange wine macerato dai 3 agli 8 giorni sulle bucce. Vino di grande personalità.

San Marco Argentano. Provincia di Cosenza.

Qui tutta l'Italia si allunga verso la punta dello stivale, costretta tra il mar Ionio ed il mar Tirreno. Montagne e mare, rocce e distese di ulivi, vigneti, agrumeti e boschi. Terra aspra e  scaldata dal sole, terra fertile e trascurata. L'Appennino, la Sila, l'Aspromonte: terre difficili, potenti ed intonse. La Calabria dal grande retaggio storico-culturale, la Calabria della Magna Grecia, delle tradizioni e dei costumi più forti del tempo. Terra spopolata, terra dimenticata, sfruttata e abbandonata.Questa è la Calabria che abbiamo sempre conosciuto. Quasi inesistente però oggi sulla mappa dell'enoica Italia, forse per quella tendenza a produrre vini intensi, alcolici e di grande corpo, stordenti. Nel 2006 tre amici di San Marco Argentano rilevano un piccolo vigneto di 1 ettaro a 650 m impiantato a Mantonico da un contadino ormai stanco di lavorarlo perchè troppo difficile: si trova su un pendio ripido e ventilato al confine con il Parco del Pollino. L'anno successivo è la volta di un appezzamento di circa 3 ettari di Magliocco a poca distanza. Dino Briglio, Antonello Canonico (nel frattempo uscito dalla società) ed Emilio Di Cianni provengono da esperienze e formazioni totalmente lontane. Non dispongono di mezzi ma di tanti sogni ed aspettative. All'inizio è l'enologo De Conciliis a guidarli (produttore nel Cilento), ma i ragazzi dell'Acino sognano vini di bevibilità, freschi, leggeri ed eleganti, vini veri, lontani dagli stereotipi che hanno sempre accompagnato questa terra. Soprattutto sognano una viticoltura ed enologia sana e non interventista. La loro storia ci porta a scoprire nel tempo gli uvaggi della tradizione (oltre a Magliocco e Mantonico anche Greco, Guarnaccia bianca, Guarnaccia nera e Pecorello), vini ottenuti da vigneti di quasi 100 anni, spesso impiantati a piede franco, su terreni sabbiosi su roccia arenaria o argilla, dalla grande presenza di ferro, esposti a nord e spazzati da costanti brezze che soffiano a oltre 600 m di altitudine. I loro vini iniziano ad avere successo (non più prodotti relegati come nella tradizione ad un consumo locale / personale): impiantano altri 4 ettari da selezione massale dando origine ai vini Chora che provengono dalle vigne più giovani. L'Acino è una bellissima realtà da seguire. Dino Briglio ha saputo condurla negli anni con grande sensibilità, restituendo dignità alla sua terra, sorprendendoci con prodotti di grande piacevolezza e finezza aggiungendo più di un motivo per soffermarci sulle enormi possibilità di questa regione intonsa e generosa.

 

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