Albana Francesconi Babini Bragagni

Paolo Francesconi

Siamo sulle prime colline dell'Appennino appena sopra Faenza, in provincia di Ravenna.

8,5 ettari di vigne, per meno di 20mila bottiglie, impiantati su terreni di argilla rossa, ricchi di ferro e di manganese e poveri di calcare.

Paolo Francesconi, agronomo, è il classico esempio di conversione da agricoltura convenzionale a biodinamica.

Dopo anni ad applicare le nozioni proprie dell'agricoltura classica apprese durante gli studi, si avvicina al metodo biologico convertendo l'azienda di famiglia. E' il 1992  e da allora sarà certificata ACEA. Le ragioni di questa svolta poggiano su considerazioni e convinzione etiche, ambientali e sanitarie. Per Paolo l'idea di poter fare qualità a lungo termine e dei vini specifici del territorio si può realizzare solo in terreni gestiti in modo sostenibile. Nel 1999 arriva il primo imbottigliamento ma per l'indomito carattere di Paolo la gestione biologica non basterà. Affascinato dall'interazione tra luce, suolo e calore e dalla biodiversità dei suoi terreni, 10 anni dopo - nel 2002 - inizia ad abbracciare anche pratiche di biodinamica (ricorre al sovescio piantando favino, senape e grano o ad esempio al corno letame per fertilizzare la terra).

Fa parte dei Bioviticultori, uno splendido progetto che raggruppa 6 produttori bio della Romagna (tra cui anche Filippo Manetti di Vigne di San Lorenzo) con l'intento di far scoprire i due vitigni principe (Sangiovese e Albana) ma anche altri minori, restituiendo loro la dignità dovuta attraverso differenti territori di provenienza seppure tutti nell'area centrale della Romagna.